Ho citato prima la psicologia della percezione dell’occhio umano, nell’atto di leggere. Per motivi di spazio e coerenza all’argomento, credo sarebbe interessante fare un approfondimento in altra sede. Lo studio della relazione esistente tra la percezione elastica dell’occhio umano applicata alla scrittura e alla lettura.

La lettura di un testo scritto avviene nel tempo, ma in modo indipendente dai tempi rappresentativi in gioco, essa avviene solo nel non-luogo-dentro il tempo che lo ha costruito come oggetto significante dinamicamente espresso. Ogni atto di enunciazione può essere considerato come atto di rappresentazione di un accadimento dinamico, e quindi di un processo. Solo il lettore del testo letterario è alle prese con un lavoro di codifica temporale che gli richiede del tempo con la possibilità di rileggere. Lo spettatore cinematografico è condizionato dalla temporalità propria dell’esperienza fruitiva dalle durate e dalle articolazioni temporali predefinite, non può uscire dal flusso temporale, anche quando è portato dalla diegesi a fare una ricostruzione di senso autonoma: in questo caso Gianfranco Bettetini definisce il tempo come un’«ordine di successione irreversibile»come anche «elemento discriminante basilare tra i vari modi di concatenazione degli avvenimenti». (Gianfranco Bettetini, Tempo del senso. La logica temporale dei testi audiovisivi, Bompiani, Milano, 1979.)

todorov

Tzvetan Todorov sostiene che l’opera letteraria è storia e discorso allo stesso tempo. Storia in quanto comprende una certa realtà e avvenimenti che si presume abbiano avuto luogo e personaggi che si confondono con quelli della vita reale. Questa stessa storia avrebbe potuto esserci raccontata senza essere incarnata in un libro: da un film o da un racconto orale, ma l’opera letteraria è al tempo stesso discorso perché vi è un narratore che narra la storia e un lettore che la percepisce e a questo livello, quello che ha importanza non sono gli avvenimenti raccontati ma il modo in cui il narratore funzionalmente ce li ha fatti conoscere. Lo strutturalismo vuole che il personaggio non sia un “essere” ma un “partecipante”: Seymour Chatman sostiene che sia come un “paradigma di tratti psicologici” o per Claude Brémond il personaggio può essere “agente o paziente”, come dice Seymour Chatman è una questione di punti di vista. (Seymour Chatman, Storia e discorso: la struttura narrativa nel romanzo e nel film, Pratiche, Parma, 1984.)

bachtin

Michail Bachtin mette in rilievo l’importanza del tempo nell’evoluzione del romanzo europeo con la teoria del cronotopo, categoria che riguarda l’interconnessione dei rapporti temporali e spaziali all’interno di un testo letterario. In Estetica del romanzo egli scrive parlando del cronotopo, come metafora dello spazio-tempo, dicendo che in questo termine è espressa l’inscindibilità dello spazio e del tempo, e che il tempo, è in realtà la quarta dimensione dello spazio. Il cronotopo così inteso come una categoria che riguarda la forma e il contenuto della letteratura diventa cronotopo letterario in cui ha luogo la fusione dei connotati spaziali e temporali in un tutto dotato di senso e concretezza. Esso è definito da Michael Bachtin “un tempo spazio”, ossia una forma di interconnessione artistica, attraverso la quale la letteratura s’impadronisce dei singoli aspetti di un tempo e di uno spazio, storico o fantastico. In esso la fusione dei connotati spaziali e temporali di una determinata epoca si attua in un riappropriarsi del passato e degli uomini che lo abitano.

approfondimento

Vedi l’articolo sul Movimento.

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