Percezione del movimento

Nell’articolo sul Movimento abbiamo parlato della percezione della dimensione Spazio-Tempo. La nostra mente pone in relazione ogni istante con l’istante successivo producendo in noi la percezione di un movimento continuo di luce. Questa constatazione dimostrerebbe che il tempo di elaborazione neuronale non è identico al tempo di elaborazione mentale cosciente, il quale appunto è in ritardo rispetto al primo. In sintesi, le reazioni motorie avvengono secondo tempi neuronali, mentre le rappresentazioni coscienti degli eventi avvengono successivamente, integrando gli eventi passati con quelli futuri. Il movimento stroboscopico è percepito all’interno di un tempo soggettivo, dopo una primaria elaborazione di eventi fisico-temporali elaborati e confrontati dalla rete neuronale.

Plinio

Già Plinio nella sua Naturalis Historia aveva affermato che l’organo della vista non è l’occhio, ma la mente sostenendo che la memoria e la temporalità, non erano categorie riconducibili a valori d’ordine puramente percettivo.

Come allo stesso modo esperimenti scientifici dalla fine dell’ottocento hanno dimostrato che l’occhio non può distinguere due immagini separate ad un intervallo inferiore a 0,44 secondi. La rappresentazione percettiva di una luce che si accende in un preciso momento confluisce nella rappresentazione dell’accensione della luce seguente.

Panta Rei

Nella realtà tutto è in movimento anche quando gli oggetti attorno a noi sono stazionari, le loro immagini sulla retina si muovono, perché la testa e gli occhi non sono mai interamente fermi, per questo esistono speciali sottosistemi visivi per l’elaborazione del movimento. Il movimento è un evento spazio-temporale definito come un cambiamento della locazione spaziale nel tempo quindi segnala non solo alcune proprietà dinamiche come direzione e velocità, ma anche alcune proprietà spaziali, come posizione e distanza.

Immagine retinica

Il movimento sull’immagine retinica può essere una conseguenza: a) dello spostamento dell’oggetto relativo ad un ambiente stazionario; b) dello spostamento dell’osservatore relativo ad un ambiente stazionario; c) dello spostamento sia dell’oggetto sia dell’osservatore.

Tutte queste condizioni danno come risultato dei cambiamenti nella configurazione della stimolazione retinica, ma ciononostante noi possediamo una rappresentazione appropriata della nostra posizione nello spazio e di quella dell’oggetto. Molte cellule corticali sono sensibili al movimento sulla retina tuttavia, se si considera il movimento dell’osservatore nell’ambiente, nasce il problema di capire come il sistema percettivo risolva il locus del movimento (cioè arrivi a decidere dove ha luogo il movimento).

E’ importante tener conto del fatto che non tutti i movimenti reali si trasformano in movimenti percepiti solo una ristretta banda di velocità è percepibile abbiamo una soglia inferiore oltre la quale le velocità minime non sono percepite (gli oggetti appaiono fermi) ed una soglia superiore oltre la quale gli oggetti non sono visti in movimento, ma si trasformano in una striscia continua immobile, o non sono visti affatto si deve tener conto della distanza angolare compresa tra le due semirette che collegano l’occhio da una parte ed i punti di inizio e di fine del movimento dall’altra. Esempi di discrepanze tra movimenti fisici e movimenti percepiti sono facili da trovare nello studio percettivo del movimento: è fatto un confronto sia con la stimolazione distale (la sorgente degli stimoli fisici che producono in noi le sensazioni) che con la stimolazione prossimale (i processi fisiologici che avvengono alla periferia del sistema nervoso). L’idea generale è che, se si vede qualcosa muoversi, qualcosa si muove o nella stimolazione distale o in quella prossimale. Talvolta noi però vediamo come fermi oggetti che in realtà (stimolazione distale) si muovono ad esempio vediamo come fermo un disco in rotazione con una velocità adatta ad essere percepita, ma così levigato o posto così lontano che non siamo in grado di distinguere quelle imperfezioni della superficie il cui continuo spostamento sarebbe un indizio di movimento non cambiando nulla sulla retina non si vede il movimentoquesta semplice regola non è senza eccezioni, quando seguiamo con l’occhio un oggetto in movimento su di uno sfondo omogeneo sulla retina non cambia nulla (stimolazione prossimale) ma si vede l’oggetto muoversi.

persistenza retinica

Nella sua Dissertazione sulle proprietà dell’impressione prodotta dalla luce sull’organo della vista (1829), Joseph Antoine Plateau non parlava di “persistenza retinica”, fenomeno considerato un difetto dell’occhio umano. Nel 1873 l’astronomo Pierre-Jules César Jannsen aveva costruito, sul principio del “tamburo a ripetizione” di Samuel Colt (1835), un “revolver fotografico”, definito in seguito “la retina dello scienziato”. L’apparecchio era azionato da un movimento a orologeria che faceva ruotare attorno al proprio asse una lastra fotografica circolare e scattava una fotografia ogni settanta secondi, riuscendo così a riprendere di seguito fino a quarantotto prese. Pierre-Jules César Jannsen utilizzò la tecnica della fotografia ‘intervallata’ per registrare con il suo revolver fotografico le fasi del passaggio di Venere davanti al Sole. E’ importante notare che coloro i quali sono, a vario titolo, considerati come i precursori del cinema poiché avevano utilizzato i disegni o la fotografia come oggetto e base tecnica di sviluppo di apparecchi per la percezione del movimento, sconoscevano i risultati della neonata psicologia sperimentale nell’elaborazione di sistemi e apparecchi per analizzare e spiegare come avvenisse la percezione del movimento. Sigmund Exner aveva riprodotto il movimento apparente con due scintille elettriche nel 1875, ma lo definì una “sensazione” per sottolineare l’immediatezza dell’impressione, in opposizione all’idea di costruzione o deduzione del movimento a partire da sensazioni elementari. Max Wertheimer con il saggio Experimentelle Studien über das Sehen der Bewegung, pubblicato nel 1912 in «Zeitschrift für Psychologie» apre gli studi ad un nuovo approccio a una sempre più vasta mole di ricerche e teorie sulla percezione osservando il “movimento apparente puro”, quando per ‘puro’ s’intende il movimento percepito in assenza di cambiamenti di posizione degli oggetti nel campo visivo. (Max Wertheimer, Experimentelle Studien über das Sehen der Bewegung, in Italo Zannier, Storia e tecnica della fotografia, Laterza, Roma, 2000.)

I risultati di Max Wertheimer e Rudolf Arnheim sulla variazione di tempo di esposizione si rivelò importante per lo sviluppo della teoria della Gestalt ed essa sulla nascita stessa della figura dello spettatore con Eadweard James Muybridge e Jules-Etienne Marey. (Gian Piero Brunetta, Il viaggio dell’icononauta. Dalla camera oscura di Leonardo alla luce dei Lumière, Marsilio, Venezia, 1997.)

(Pubblicato nella raccolta di saggi sul tempo in Silvia Licciardello, Tempo Labirinto, RSMediaItalia 2014.)

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